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Foto:kichigin19/fotolia.com

Dalla nostra inviata a San Francisco

Cammina che ti passa!

Uno studio cognitivo neurologico condotto da Gregory Bratman, dottorando in biologia presso l’Università di Stanford, ha dimostrato come delle piccole pause in un ambiente naturale rinvigoriscano il cervello, aumentando il livello di concentrazione e riducendo la propensione verso pensieri negativi.

Che camminare nella natura porti a benefici sostanziali su mente e corpo non è una sorpresa; la novità in questo caso è come Bratman, sia stato in grado di catturare e osservare il cambiamento neuronale tramite scansioni celebrali.

“Più del 50% delle persone vive in aree urbane. Entro il 2050 questa proporzione arriverà al 70%. Il fenomeno dell’urbanizzazione è spesso associato con l’aumentare di malattie mentali, nonostante il motivo non sia ancora chiaro. Tramite un esperimento controllato, abbiamo analizzato se pause in natura possano influenzare positivamente il rimuginare, ossia avere pensieri continui focalizzati su aspetti negativi di se stessi, un fattore che è riconosciuto come a rischio di malattie mentali,” spiega lo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science.

L’esperimento
38 individui sono stati scelti come ‘cavie’. Le loro caratteristiche? Vivere in zone urbane e non avere disturbi mentali precedenti. Divisi a metà in due gruppi, i partecipanti sono stati invitati a camminare per 90-minuti. Metà di loro ha passeggiato in un’area naturale vicino al campus di Stanford, mentre la restante parte si è ritrovata in mezzo al traffico della strada, El Camino Road, in piena downtown di Palo Alto, California.

Prima e dopo la camminata gli individui hanno compilato un dettagliato questionario mirato a misurare la loro tendenza verso il rimuginare. Con numeri che partono da uno per ‘stronly disagree’, a cinque per ‘strongly agree’, i partecipanti hanno, per esempio, indicato quanto sia difficile interrompere pensieri negativi su se stessi e su come si ritrovino spesso a rivalutare azioni del passato.

Oltre a rispondere al questionario, le ‘cavie’ si sono sottoposte, prima e dopo la camminata, a scansioni del cervello. È stata esaminata la corteccia pre-frontale subgenuale, la regione del cervello che si è sivelata essere attiva mentre si hanno pensieri negativi su se stessi. Questa è anche l’area interessata quando si hanno sbalzi d’umore e si verificano fenomeni depressivi.

Conclusioni
Il gruppo che ha camminato in natura ha dato risposte diverse al questionario rispetto a quelle date 90-minuti prima. Il livello di rimuginazione era diminuito. Questo si è notato anche le scansioni del cervello, che mostrano come l’attività riposta sulla corteccia pre-frontale subgenuale fosse scesa.

“Questo fornisce risultati affidabili sul fatto che esperienze in natura, anche se di breve durata, siano in grado di ridurre il flusso di pensieri associato con l’insorgenza, in alcuni casi, di malattie mentali come la depressione,” ha dichiarato Bratman al Washington Post.

In altre parole: “circondati da natura il più possibile che ti passa”.

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