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Equinozio di primavera: tra mito e astronomia

L’ equinozio di primavera cade nel momento in cui i raggi del sole colpiscono la Terra perpendicolarmente; fenomeno che non si verifica abitualmente per via dell’inclinazione dell’orbita terrestre che non coincide con il piano dell’eclittica (sul quale la Terra compie il suo moto di rivoluzione). Il risultato: due giorni, in un anno, hanno la stessa durata del giorno e della notte. Non a caso la parola equinozio deriva dal latino “aequa-nox” che significa “notte uguale”. In contrapposizione ci sono i solstizi, in cui lo scarto fra l’inclinazione terrestre e il piano orbitale è massimo, e così la differenza fra ore luminose e buie.

L’ equinozio di primavera cade quest’anno il 20 marzo alle 10.28. Si chiude l’inverno e inizia la primavera; anche se, meteorologicamente parlando, la stagione “del risveglio” è iniziata il 1 marzo. Nei prossimi mesi le giornate, dunque, si allungheranno, fino al solstizio d’estate, momento in cui il sole tornerà a irradiare meno l’emisfero boreale. All’equatore, a mezzogiorno, le ombre scompariranno, perché i raggi solari cadranno perfettamente perpendicolari alla linea dell’equatore. Al Polo Nord finirà la lunga notte polare e avrà il sopravvento il giorno polare; con il caratteristico sole di mezzanotte.

Per varie culture, l’equinozio di primavera, è il vero inizio dell’anno. Accade, per esempio, in Iran, con la commemorazione dell’ascesa al trono del mitico re Jamshid; in Giappone, invece, rappresenta il momento della commemorazione dei defunti, che in Europa cade in novembre. Nel Vecchio continente è sempre stata una data molto importante, legata al concetto di rinascita. Le usanze pagane sono poi state adottate dai romani, e quindi dai cristiani. La prima domenica dopo la prima luna piena che segue l’equinozio, i cristiani celebrano la domenica di Pasqua. E non è un caso che la parola Easter (Pasqua in inglese), rimanda alla dea Eostre, venerata durante i primi giorni di primavera.

 

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