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Foto: dans95/fotolia.com

dalla nostra inviata a san francisco

Giù le mani dall’Artico

Se l’amministrazione del Presidente Obama è riuscita a conquistare i cuori degli omosessuali legalizzando il matrimonio tra persone dello stesso sesso, non si può dire lo stesso degli ambientalisti dopo il permesso concesso a Shell per nuove trivellazioni alla ricerca di petrolio e di gas nell’ Artico.
I gruppi di cittadini americani che contestano la decisione recentemente presa si sono radunati in diverse parti d’America, esattamente in 13 Stati, per il “ShellNo Day of Action” nella speranza di riuscire a far revocare la concessione data per l’esplorazione di petrolio e gas nel mare Ciukci, tra la Russia e l’Alaska.
“Shell potrebbe iniziare [a compiere] perforazioni esplorative già dalla settimana prossima, rischiando fuoriuscite devastanti di petrolio e garantendo maggiori emissioni di carbonio nell’atmosfera, indebolendo in questo modo gli obiettivi prefissati dagli Stati Uniti nella lotta contro il cambiamento climatico” scrive la rivista online EcoWatch.
Secondo una ricerca condotta dalla United States Geological Survey (USGS), l’ Artico detiene intorno al 30% del gas naturale nel mondo, insieme al 13% del petrolio e il 22% dei gas naturali liquidi.

Contrarietà e dubbi
Gli esperti indicano l’Artico come uno dei posti più difficili da esplorare, data la remota locazione e l’assenza di porti. Gli attivisti spiegano a The Independent che la pericolosità, soprattutto in caso d’incidenti, nell’avere la base più vicina della Guardia costiera a più di 1.600 km di distanza.
Basti pensare all’incidente del 2012, in cui Shell si è trovata costretta a evacuare il proprio impianto di perforazione a Kulluk. Da allora non vi erano più state richieste di perforazioni nel punto più a Nord della Terra ed è anche per questo che la decisione di Obama sta sollevando molti dubbi.
“È senz’altro un passo importante nella direzione sbagliata” dice Franz Matzner del Natural Resources Defence Council a The Independent. “Dobbiamo andare verso la direzione opposta se siamo seri nel voler affrontare il cambiamento climatico, per non parlare di proteggere il nostro ultimo oceano incontaminato.”
Anche l’ex Vice Presidente Americano Al Gore ha criticato la decisione presa da Obama, definendo il progetto Shell “insane,” ovvero folle.

Noi diciamo di no
La vincitrice del Golden Globe, Keri Russel, insieme al regista nominato all’Oscar Darren Aronofsky, al Direttore Esecutivo del Sierra Club Michael Brune e altri sostenitori, ha recentemente visitato l’Artic National Wildlife Refuge con l’intento di accrescere consapevolezza dell’importanza di mantenere intatto l’ Artico. Oltre a vedere con propri occhi il motivo per cui milioni di americani vorrebbero che l’area venisse protetta, il gruppo ha avuto la fortuna di incontrare grizzly, volpi artiche, bighorn bianchi, aquile di mare e falchi pellegrini.
“Nonostante l’incredibile bellezza che abbiamo avuto la fortuna di osservare durante questo viaggio, abbiamo avuto continui segnali degli effetti devastanti del cambiamento climatico” spiega Brune all’EcoWatch. “A partire dallo scioglimento dei ghiacci, all’inappropriato clima caldo, senza poi parlare della minaccia incombente da parte di Shell. Questo viaggio è stato un chiaro richiamo al fatto che si debba approvare una legge che limiti gli effetti che il cambiamento climatico ha sul territorio”.
Al fine di poter iniziare a trivellare nell’ Artico, Shell deve però ottenere permessi sia da parte del Governo federale, sia dallo stato dell’Alaska.
La speranza è ancora l’ultima a morire.

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