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La curiosa storia del frosone, l’uccello “spaccasemi”

In inverno molte specie di uccelli italiani devono adattarsi alla mancanza di risorse alimentari, alle difficoltà di poter superare le temperature gelide della notte, quando il termometro scende molti gradi sotto lo zero.
In quel momento gli uccelli cercano qualsiasi risorsa possa offrire il territorio ed è in quel momento che una specie in particolare trova il modo di primeggiare andando a selezionare semi e granaglie che per molti sarebbero inaccessibili: stiamo parlando del frosone (Coccothraustes coccothraustes).
Questo volatile lievemente più grande del fringuello deve il suo nome scientifico proprio alla sua abilità di rompere i semi più duri. Infatti il suo nome scientifico deriva dalle parole greche kokkos (seme) e thrauō (rompere).
Ben distribuito in Italia, soprattutto sui rilievi alpini, il frosone talvolta colonizza anche parchi e boschetti planiziali.
In inverno può spingersi anche verso sud e sovente si stabilisce anche nelle aree urbane, attirato dalle mangiatoie, sebbene preferisca le cime degli alberi più alti.
Il suo becco così robusto è un vero tritatutto. Pensate che riesce ad aprire persino noccioli molto duri come quelli del bagolaro, del ciliegio selvatico e i frutti del tasso a lui molto graditi, esercitando con il suo becco una forza non indifferente di 30-50 kg.

 

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