trampoliere

dalla Siberia tra i furori (ornitologici)

La breve e intensa avventura di un trampoliere venuto dal freddo

Qualcuno forse ricorderà la mancata, dal sottoscritto, crocetta di circa un anno fa: la strolaga del Pacifico, uccello più che raro nella nostra area geografica, apparsa su in Engadina. Sarebbe stata occasione per un classico twitching, vocabolo che tradurrei con un neologismo: crocettismo. Indica il cercare di osservare un uccello raro segnalato da qualche parte. Generalmente raro, va spiegato, non in sé, ma perché tipico di altre parti del Pianeta. È passione che in paesi come il Regno Unito o gli USA – dove l’osservazione degli uccelli, il birdwatching, è sport nazionale – sfocia spesso nel più indemoniato fanatismo. Lo scrivente, appassionato di volatili, non è estraneo a questi cimenti.
Lo scenario è un insospettabile lungolago a Colico, dalle parti di via Montecchio Nord, al quale normalmente si associano bagnanti della bella stagione e qualche frequentatore per lo più col cane al guinzaglio nelle giornate fredde. Nella prima metà di gennaio, l’area è stata teatro per raduni quotidiani di fotografi e non solo: teleobbiettivi, cannocchiali, binocoli, e anche qualche timido microfono a lunga gittata, posizionati a riva. Nell’obbiettivo, un piccolo trampoliere, un uccello che vive tra sabbie, prati e fango. Le note tecniche parlano di piviere orientale. È specie considerata rarissima per il nostro paese: gli archivi – per queste cose esiste un registro ben preciso e curato – parlano della 14° osservazione da sempre per il nostro paese.

trampoliere
A scoprirlo e a seguirne le – va da sé – alterne vicende il CROS (Centro Ricerche Ornitologiche Scanagatta) di Varenna, associazione che raggruppa appassionati di pennuti tra la Bassa Valtellina, il Lario e il Monzese. I non addetti ai lavori potrebbero pensare che, dato il valore, si tratti di animale immediatamente riconoscibile. Non è così: è molto simile ad un’altra specie, il piviere dorato, presenza più usuale per il territorio italiano. Viste le prime foto, qualche esperto del CROS ha fiutato il colpaccio. La caparbia insistenza di qualche frequentatore dell’Alto Lario – essere in pensione è risorsa fondamentale in questi casi – ha fatto il resto: alcune foto han permesso di cogliere quei caratteri nel piumaggio che han portato alla definitiva identificazione. E l’11 gennaio ci sono anche io a Colico – alla immancabile bici affianco il treno – a marcare sul mio diario personale il nome di questa specie.
«Il riconoscimento è stato il risultato di un bel lavoro di squadra» – spiega Lello Bazzi, presidente del CROS – «che ha coinvolto tanti di noi.» Nell’associazione non mancano ricercatori e altri appartenenti al mondo scientifico. «Abbiamo anche raccolto dei campioni di escrementi del volatile» – prosegue Bazzi – «Serviranno per una analisi del DNA. Tra le finalità del gruppo, va inserita anche l’attività scientifica.» Ad effettuare le analisi sarà il laboratorio ZooPlantLab dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Due gli obbiettivi: confermare l’identificazione della specie e determinare il sesso.

 

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